28.03.2017

Primi orientamenti di giurisprudenza per la particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) nei reati ambientali

L’introduzione dell’art. 131-bis c.p., che vale da causa di esclusione della punibilità di alcuni reati connotati da una particolare tenuità, ha creato ampio dibattito anche in relazione alla sua applicazione nel campo delle contravvenzione ambientali previste dal d.lgs. 152/2006.

Le condizioni previste dalla legge per chiedere l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. sono le seguenti:

  • Pena della reclusione non superiore ad anni 5, sola o congiunta alla pena pecuniaria: eventuali circostanze rilevano solo qualora comportino una pena di specie diversa, una diversa cornice edittale ovvero un aumento della pena superiore ad un terzo;
  • L’offesa di particolare tenuità va valutata avendo riguardo alle modalità della condotta ed all’esiguità del danno o del pericolo;
  • Il comportamento del reo deve altresì essere non abituale.

I due principi cardine della valutazione del giudice sono quindi offensività ed abitualità della condotta.

Quanto alla latitudine applicativa, di fatto tutti i reati ambientali del d.lgs. 152/2006 possono beneficiare dell’istituto complice il sistema di pene contenute entro i 3 anni di arresto, con le sole eccezioni della combustione illecita di rifiuti (art. 256-bis) e dell’attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260).

Quanto alla particolare tenuità, anche le violazioni meramente formali (ad es. avvio di attività non autorizzate) possono comportare un pericolo “non esiguo” ed impedire così la declaratoria di non punibilità. Questo, più specificamente, anche alla luce del fatto che i reati ambientali formali tutelerebbero il bene giuridico dell’interesse della P.A. al controllo ed al monitoraggio di determinate attività potenzialmente inquinanti (principio da ultimo ribadito in Cass. Pen., Sez. III, n. 11349 del 10.02.2015, in tema di scarichi).

La particolare tenuità del fatto, sempre considerando i due indici sopra indicati, andrebbe sempre soppesata sulla base di elementi oggettivamente apprezzabili e non limitati alla sola sfera soggettiva.

Quanto alla non abitualità della condotta, i “reati di durata” sono effettivamente da valutare a seconda delle loro tipologie. Per i reati necessariamente abituali la reiterazione delle condotte impedisce sicuramente l’applicabilità dell’art. 131-bis c.p., ma per quelli eventualmente abituali (ad es. trasporto di rifiuti senza autorizzazione) il carattere sporadico della condotta può essere riconosciuto.

Altro ancora è il tema del reato permanente, comune nella disciplina ambientale e caratterizzato da una persistenza degli effetti della condotta nel tempo: in questo contesto, pur non potendosi parlare di un comportamento abituale (in quanto la condotta è sì prolungata, ma unica), l’applicabilità dell’art. 131-bis sarà verosimilmente esclusa sotto il concorrente profilo del “danno o pericolo non esiguo”.

Le prime pronunce di legittimità sull’applicazione della nuova causa di non punibilità in materia ambientale paiono essere confinate alla materia della gestione dei rifiuti.

  • La causa di non punibilità è stata ritenuta ammissibile per il caso di una cessione di alcuni pezzi di un autoveicolo fuori uso senza la prescritta autorizzazione: in particolare è stato ritenuto non abituale il comportamento anche sulla scorta del fatto che l’imputato era incensurato (Cass. Pen., Sez. III, n. 41850 del 19.10.2015);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta non ammissibile per il caso di uno smaltimento di rifiuti liquidi nel suolo e nelle acque sotterranee (percolazione di fluidi da stoccaggio di scarti vegetali e reflui delle stalle): in particolare la condotta è stata ritenuta abituale e comunque dotata di un forte impatto ambientale (Cass. Pen., Sez. III, n. 3874 del 29.01.2016);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta non ammissibile per il caso di trasporto continuato di materiali ferrosi senza autorizzazione, lungo l’arco di 4 mesi: la non abitualità della condotta, dice la sentenza, è sempre esclusa nei casi di condotte reiterate (Cass. Pen., Sez. III, n. 48318 del 16.11.2016);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta ammissibile per il caso di un trasporto sporadico di rifiuti derivanti da demolizioni edili (circa 1mc) in assenza di autorizzazione ed iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: la Corte ha specificato che non è ”affatto indifferente, ad esempio, che la condotta in questione afferisca o meno ad una attività di gestione di imponenti quantità di rifiuti realizzata con caratteristiche professionali o che l’agente l’abbia svolta o meno con carattere di continuità o, ancora, che si sia immediatamente attivato o meno per ristabilire l’ordine giuridico violato attraverso il conferimento del materiale in discarica ed il pagamento delle sanzioni amministrative, ecc.” (Cass. Pen., Sez. III, n. 50751 del 14.09.2016);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta non ammissibile per il caso di raccolta e trasporto di rottami ferrosi prodotti da terzi, svolta senza l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali: il comportamento seriale della raccolta dei rifiuti, sia pure in piccole quantità, configura un reato eventualmente abituale che preclude, per la ripetitività delle azioni, l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. (Cass. Pen., Sez. IV, n. 33597 del 10.05.2016);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta non ammissibile per il caso di deposito incontrollato di imballaggi usati, attesa la natura non occasionale della condotta realizzata: in particolare le plurime e reiterate violazioni dell’autorizzazione concessa dalla Provincia hanno impedito di ritenere episodico il reato (Cass. Pen., Sez. III, n. 55287 del 30.12.2016);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta ammissibile per il caso di una gestione (raccolta, trasporto e smaltimento) non autorizzata di alcuni rifiuti derivanti da demolizioni edili, poiché la condotta in concreto appariva non abituale e di scarsa lesività (Cass. Pen., Sez. III, n. 4187 del 30.01.2017);
  • La causa di non punibilità è stata ritenuta non ammissibile per il caso di abbandono di rifiuti derivanti da attività di costruzione e demolizione, poiché la condotta aveva ad oggetto una grande varietà di rifiuti in enormi cumuli: la successiva bonifica del sito, per quanto intervenuta in un’area estesa, non vale a connotare la condotta come di scarsa lesività ai sensi dell’art. 131-bis c.p. (Cass. Pen., Sez. III, n. 5745 del 08.02.2017).
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