26.06.2017

Schiamazzi in locali pubblici e reato di disturbo della pubblica quiete

(Cass. Pen., Sez. III, n. 30189 del 16.06.2017)

Con una recente sentenza la Cassazione è tornata a definire i presupposti giuridici del reato di cui all’art. 659 c.p., concernente il disturbo della pubblica quiete mediante rumori o schiamazzi, nei casi in cui questo si verifichi nell’esercizio di attività imprenditoriali come bar, ristoranti o pub.
Il primo punto rimarcato dalla sentenza è quello relativo alla diffusività dei rumori: è pacifico, infatti, che il bene giuridico tutelato dalla norma sia la “pubblica quiete”, con la conseguenza che le propagazioni sonore devono avere una attitudine a molestare un numero indistinto di persone (a prescindere, quindi, che le lamentele provengano solo da alcune di esse o persino da solo una persona).
Quando tali attività siano inserite in un contesto condominiale, per esempio, si potrà avere la diffusività di rumore descritta dalla norma quando non siano coinvolte le sole unità abitative confinanti, bensì anche le altre inserite nel medesimo condominio pur non condividendo muri o confini con il locale rumoroso.
Nel caso di specie la sentenza impugnata aveva valorizzato correttamente, tramite le testimonianze, la sussistenza di schiamazzi degli avventori del ristorante-pizzeria sino a tarda notte oltre alla diffusione di musica ad alto volume.
Il secondo punto da evidenziare è quello che riguarda la posizione del gestore del locale.
L’atteggiamento del titolare che “non impedisca” ai propri clienti di disturbare quanti stanno loro intorno può costituire elemento del reato in esame. Il gestore, infatti, dovrebbe attivarsi in prima persona – anche tramite il ricorso alle forze dell’ordine o all’esclusione degli individui più molesti – per impedire che i suoi avventori eccedano in rumori e schiamazzi.
Dall’inerzia del titolare del locale, quindi, può derivare il rischio di una contestazione in sede penale per non avere egli adottato le opportune cautele – di struttura (es. insonorizzazione) o di comportamento (es. esclusione) – volte a limitare il rischio di turbare la pubblica quiete delle persone.

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