23.12.2003

“Riutilizzato in loco e senza trattamento il materiale da demolizione non è rifiuto”

Federico Peres,
Ambiente & Sicurezza, Il Sole 24 Ore, 2003, n. 23, (inserto) p. XVI

Nota a sentenza della Corte di Cassazione, sez. III, 2 ottobre 2003, n. 37508 – Pres. Toriello, Rel. Postiglione

Con la sentenza 2 ottobre 2003, n.37508, la III sezione della Cassazione penale ha riconosciuto il fondamento di un ricorso presentato contro il sequestro preventivo di un’area che, nell’ambito di un intervento edilizio, era stata colpita con materiali inerti di demolizione. In particolare, il motivo del sequestro era la possibile violazione dell’art. 51, comma 1, D.Lgs. n.22/1997, visto che il materiale in questione, ancorché utilizzato per una finalità specifica, doveva essere qualificato come rifiuto. I motivi addotti dalla Suprema Corte si sono basati sul fatto che i materiali inerti, derivanti dalla parziale demolizione di un muro all’interno della recinzione dove erano in corsoi lavori, non erano stati sottoposti ad alcun trattamento ed erano stati immediatamente reimpiagati in loco quali sottofondo per un piazzale. Da notare che la Cassazione, per dirimere il caso, non si è avvalsa degli elementi che la “legge obiettivo” ha indicato come presupposti per escludere le terre e rocce da scavo dalla nozione di rifiuto, ma, al contrario, ha inteso seguire per la risoluzione del caso, ponendosi espressamente “il problema della applicabilità della nuova norma di cui all’art. 14 legge 178/2002 e del rapporto con il regime preesistente”. Elementi complementari sono stati, infine, l’omogeneità del materiale scavato, la mancata cessione dello stesso dal produttore, a un terzo e l’assenza di contaminazione (che comunque, ove presente, non sarebbe ostativa dell’esecuzione, a patto che ricorrano le condizioni previste dalla “legge obiettivo”).

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