24.03.2014

La corte di giustizia interviene in tema di sottoprodotto

Con la sentenza del 3 ottobre 2013, resa nella causa C-113/12, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è tornata a pronunciarsi in materia di rifiuti e in particolare in tema di sottoprodotto.

Dopo aver specificato che l’allegato I alla direttiva 75/442 (applicabile al caso di specie) e l’elenco contenuto nel Catalogo europeo dei rifiuti hanno carattere meramente indicativo, la Corte ha ricordato che è escluso dalla disciplina sui rifiuti e può essere considerato sottoprodotto qualsiasi materiale o materia prima «derivante da un processo di estrazione o di fabbricazione che non è principalmente destinato a produrlo» del quale il detentore non voglia disfarsi, ma che intenda invece «sfruttare o commercializzare – altresì eventualmente per il fabbisogno di operatori economici diversi da quello che l’ha prodotto – a condizioni ad esso favorevoli, in un processo successivo, a condizione che tale riutilizzo non sia soltanto possibile ma certo, non richieda una trasformazione preliminare e intervenga nel corso del processo di produzione». Nel caso di specie, i giudici hanno quindi ritenuto che gli effluenti di allevamento «possono sfuggire alla qualifica di rifiuti, se vengono utilizzati come fertilizzanti dei terreni nel contesto di una pratica legale di spargimento su terreni ben identificati e se lo stoccaggio del quale sono oggetto è limitato alle esigenze di queste operazioni di spargimento».

Inoltre, la Corte ha specificato che, in tema di onere della prova, sul quale la direttiva non si esprime, le norme nazionali «non possono rendere eccessivamente difficile» dimostrare il rispetto dei criteri sul sottoprodotto, in quanto ciò contrasterebbe con gli obiettivi della normativa europea.

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