22.06.2016

Il dossier sul ciclo dei rifiuti in Veneto: sono coinvolte le Ecomafie?

La Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti (Ecomafie) ha completato nei giorni scorsi la relazione finale sul Veneto.
Si tratta di un dossier di oltre 400 pagine, firmato dal presidente della Commissione, Alessandro Bratti, e dai relatori, Miriam Cominelli e Alberto Zolezzi che verrà sottoposto in tempi brevi alla discussione e all’approvazione del Parlamento.
Dal “Dossier sul ciclo dei rifiuti” redatto dalla Commissione Bicamerale, avente ad oggetto lo studio delle modalità di recupero e smaltimento dei rifiuti nel territorio veneto, emergerebbe una situazione di endemica e diffusa illegalità alla quale sarebbe riconducibile il disseminamento del territorio di materiali pericolosi, miscelati con rifiuti normali al fine di velocizzare ed economizzare l’intero procedimento di smaltimento dei rifiuti.
Si tratterebbe, quello delineato, di un fenomeno che sembra assurgere a sistema industriale parallelo a quello legale, connotato invece da una illiceità persistente e redditizia.
Le indagini poste in essere dalla DDA di Venezia, sarebbero iniziate in relazione al noto caso dell’autostrada Valdastico sud, indagine nel corso della quale si era ipotizzato l’impiego per la realizzazione dei sottofondi stradali di rifiuti ritenuti inidonei al fine (ritenuto dalla Procura Distrettuale) di trarre da parte degli interessati un ingiusto profitto. Indagine, occorre precisare, conclusasi all’esito di incidente probatorio peritale con l’archiviazione.
Da tale inchiesta nacque, comunque, l’esigenza di allargare lo spettro dell’indagine e valutare complessivamente il “sistema rifiuti” nell’intera regione.
Pur escludendosi la presenza attiva delle organizzazioni criminali classiche, i comportamenti devianti rilevati si sostanzierebbero per la Commissione nella ricezione di rifiuti non autorizzati dai titoli, nella miscelazione di questi con rifiuti autorizzati (al fine di complicare l’accertamento sulla loro natura e velocizzarne lo smaltimento) e nel c.d. “giro-bolla”, consistente nella sostituzione dei documenti allegati al carico di rifiuti per renderli solo apparentemente e documentalmente conformi a quanto dovuto.
Ciò al ritenuto scopo di far perdere la tracciabilità dei rifiuti e riportare indicazioni false o di comodo, in base alle quali velocizzare lo smaltimento risparmiando consistentemente sui costi.
Altro punto sottolineato dal Dossier sulle Ecomafie è relativo al tema delle bonifiche, che raramente sarebbero operate dai responsabili –nella maggior parte dei casi risultanti nullatenenti -, il cui onere organizzativo ed economico sarebbe lasciato in definitiva allo Stato e la relativa realizzazione, di fatto, posticipata o persino rimandata a tempo indeterminato.
Alla tematica degli smaltimenti e delle bonifiche si aggiungerebbe, secondo la Commissione, anche quella del recupero dei rifiuti.
Vi sarebbe evidenza, infatti, di attività di recupero costruita a tavolino in assenza dei requisiti di legge: materiali non recuperabili, pericolosi o non ammessi in certe lavorazioni verrebbero spacciati per materia prima seconda e venduti per essere reimmessi nel ciclo produttivo sempre al preteso scopo, per la Commissione, di farne la fonte di ingenti profitti per le Aziende che li hanno dapprima (fittiziamente) recuperati e poi venduti.

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