05.04.2018

Il Consiglio di Stato interviene in materia di End of Waste con una sentenza che fa discutere

Con la recente sentenza n. 1229 del 28 febbraio 2018, resa in un giudizio che vedeva coinvolta la Regione Veneto, il Consiglio di Stato si è espresso in tema di End of Waste affermando di non condividere la tesi, sostenuta dal T.A.R. Veneto nella sentenza di primo grado, secondo cui la mancanza di regolamenti comunitari o di decreti ministeriali relativi alle procedure di recupero di determinati rifiuti non possa precludere il potere dell’Autorità competente di valutare comunque, caso per caso, l’eventuale rilascio delle relative autorizzazioni, nel rispetto delle quattro condizioni previste dall’art. 184-ter, co. 1, d. lg. n. 152/2006. Ad avviso del Consiglio di Stato, infatti, la Direttiva 2008/98/CE deve essere interpretata nel senso che solo lo Stato può stabilire i criteri affinché un rifiuto cessi di essere tale, in modo da garantire uniformità su tutto il territorio nazionale. Questa decisione, pur costituendo non una interpretazione autentica del legislatore ma una singola pronuncia giurisprudenziale che – come tale – potrà essere sconfessata o superata, ha però gettato nell’incertezza la sorte delle autorizzazioni di impianto che oggi eseguono attività di recupero.
Per un approfondimento critico sulla sentenza del Consiglio di Stato, si rinvia all’articolo dell’avv. Alessandro Kiniger “Criteri per l’end of waste: in arrivo un giro di vite?”, in Ambiente & Sicurezza, New Business Media, 2018, n. 5.

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