01.04.2009

“La tutela penale dell’ambiente. Prospettive di riforma nel quadro della normativa europea”

Marina Zalin
Rivista Giuridica dell’ambiente, Giuffrè Editore, 2009, f. 3-4 – p. 465

Nonostante l’entrata in vigore del D.Lgs. 152/2006 l’ordinamento giuridico italiano è ancor più costellato, seppure in modo minore rispetto al passato, da una molteplicità di leggi, decreti e regolamenti che si occupano in maniera spesso troppo puntuale della tutela ambientale. Questa “ipertrofica normativa” che ha caratterizzato soprattutto in passato anche il diritto penale ambientale, ha trovato conferma, prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 152/2006, in quelli che vengono considerati i due maggiori settori del diritto ambientale, ossia i rifiuti e la tutela delle acque. Infatti da un lato il decreto legislativo n.22 del 1997 – c.d. decreto Ronchi – in materia di rifiuti e dall’altro il decreto legislativo n.152 del 1999 in materia di tutela delle acque dall’inquinamento, erano stati emanati proprio nel tentativo di giungere a una formulazione di un sistema organico di disciplina. Si è parlato in proposito di un vero e proprio “inquinamento normativo” per definire questa sovrabbondanza di dispositivi in materia ambientale. Spesso caotiche e dai confini decisamente incerti, tale norme risultano il più delle volte di difficile applicazione in attesa dei necessari decreti di attuazione della normativa stessa che non vengono, in realtà mai emanati o emanati in ritardo.

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