22.03.2017

Lavoratori in trasferta e rischi di responsabilità 231 per l’ente

Il 22 febbraio 2017 è stata diffusa la notizia della chiusura della indagini preliminari, da parte della Procura di Roma, a carico dei vertici aziendali di una società del comparto oil&gas italiana ma operante su larga scala per commesse internazionali.
Nel corso del 2015 quattro tecnici della società erano stati sequestrati in Libia e due di questi erano stati persino uccisi: da questo tragico episodio l’indagine per omicidio colposo per i dirigenti della società, accusati di non aver adottato le dovute cautele.
La vera novità, tuttavia, sta anche nella contestazione della responsabilità amministrativa da reato dell’ente, nel cui “interesse o vantaggio” il reato sarebbe stato commesso. Ai dirigenti non viene imputato un omicidio colposo “semplice”, bensì la forma aggravata dalla violazione di norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Tale reato, nella forma aggravata dalla violazione della normativa di sicurezza sul lavoro, rientra tra i c.d. reati-presupposto per la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001: in caso di condanna, all’esito di un processo celebrato nelle forme del rito penale, l’ente si vedrà irrogare sanzioni di natura pecuniaria (in proporzione al suo fatturato) o interdittiva.
Secondo la Procura l’azienda, per il tramite dei suoi dirigenti, non avrebbe adottato tutte le cautele necessarie per consentire ai propri dipendenti di lavorare in sicurezza, aumentando così il rischio per la loro incolumità personale.
Per comprendere in cosa consista la “violazione della norma di sicurezza sul lavoro” occorre altresì un breve riferimento di fatto. Nel 2015 la situazione di instabilità politica libica era ben nota a tutti, tanto che l’ambasciata italiana era già stata chiusa e le imprese erano state invitate formalmente ad abbandonare la zona o ad elevare gli standard di sicurezza a beneficio dei lavoratori. Tuttavia, nel caso concreto, lo spostamento dei 4 tecnici non era stato organizzato via nave – come di consueto – ma era stato effettuato tramite auto per motivi essenzialmente riconducibili a velocità e costi.
Proprio in questa mancanza di tutela e di presidio sta la violazione delle norme che in via generale impongono al datore di lavoro, ad esempio all’art. 2087 c.c., di farsi garante dell’integrità fisica e della personalità morale dei lavoratori.
In attesa degli sviluppi processuali del caso va evidenziata la necessità di una attenta gestione del rapporto tra impresa e personale dipendente  a 360°, con valorizzazione anche di aspetti apparentemente meno rilevanti ma in grado di avere effetti particolarmente intensi.

 

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