24.02.2016

Illegittimo il “fattore di pressione” come limite regionale alla realizzazione di impianti di smaltimento rifiuti

Nota a sentenza TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 15 gennaio 2016, n. 108.

Con la sentenza in commento il TAR Lombardia ha dichiarato l’illegittimità della previsione di un “Fattore di Pressione per le Discariche” contenuta nel “Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti” della Regione Lombardia. Il cd. Fattore di Pressione individua un limite specifico per la realizzazione di discariche nel territorio regionale (m3 di rifiuti smaltiti per km2 di territorio), costituendo dunque un rilevante vincolo escludente in aree in cui è già presente una elevata concentrazione di tali impianti.

Nel caso deciso dal TAR, il gestore della discarica aveva impugnato un provvedimento di rigetto di un’istanza di modifica sostanziale volta all’ampliamento dell’impianto. Alla base del provvedimento di diniego si poneva infatti la violazione del fattore di pressione, in quanto nell’area erano già presenti numerosi impianti di gestione rifiuti che comportavano il superamento del predetto limite.

In prima battuta il TAR evidenzia come non sia possibile impugnare la delibera contenente l’adozione del Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti, in quanto atto pianificatorio a carattere generale non direttamente lesivo.

Diverse conclusioni, invece, vengono raggiunte dal Tribunale in relazione al provvedimento di diniego. Con riferimento a tale provvedimento, infatti, il Tribunale accoglie il ricorso della Società ritenendo non coerente con il dettato costituzionale e con la normativa ambientale vigente la previsione da parte della Regione di un Fattore di Pressione per le discariche quale “criterio negativo di localizzazione di un impianto di rifiuti”. Ciò in quanto mancano disposizioni statali in merito ed anche il d.lgs. 36/2003 (normativa fondamentale in materia di discariche) promuove invece la realizzazione di tali impianti in aree già degradate.

In termini generali va ricordato infatti che la Costituzione conferisce allo Stato competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente. Nello specifico, poi, il Codice Ambientale (d.lgs. 152/2006) stabilisce all’art. 195 che «spettano allo Stato (…) l’indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti» mentre le Regioni, ai sensi dell’art. 196, possono soltanto definire «criteri per l’individuazione, da parte delle province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali».

Pertanto, un provvedimento di diniego fondato su tale limite di pressione risulta secondo il TAR illegittimo e potenzialmente lesivo della libertà di iniziativa economica e della concorrenza.

Conclusivamente, il principale messaggio che si può trarre dalla sentenza riguarda l’impossibilità per le Regioni, in assenza di preventive indicazioni statali, di introdurre generalizzati divieti per nuovi impianti collegati a pretesi “fattori di pressione” presenti nell’area.

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