29.04.2021

Corte di Giustizia UE 29 aprile 2021 in causa C-617/19

Chiarimenti sulla nozione di “IMPIANTO” nel Sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra (Eu Ets).

La questione decisa dalla Corte riguarda una società italiana attiva nel settore alimentare del latte, proprietaria in Lombardia di uno stabilimento produttivo composto da diverse unità e dotato di una centrale termica che produce il calore necessario per i suoi processi di trasformazione.
Tale società deteneva, conformemente a quanto prescritto dall’articolo 4 della direttiva 2003/87, un’autorizzazione ad emettere gas a effetto serra derivanti dalla combustione di carburanti in impianti di potenza termica nominale totale superiore a 20 MW. Peraltro, in virtù del diritto italiano, era soggetta, per tale impianto, al regime dei «piccoli emettitori» ai fini del monitoraggio e del controllo delle emissioni di CO2.
Nel 2013 la società aveva costruito, nel sito industriale del suo stabilimento produttivo, un’unità di cogenerazione di energia elettrica e calore, per la produzione di alimenti, di potenza termica nominale totale inferiore a 20 MW e aveva ottenuto dal Comitato ETS l’aggiornamento della propria autorizzazione ad emettere gas a effetto serra.
Nel 2017, la nuova unità di cogenerazione veniva ceduta a una società specializzata nel settore energetico, con un contratto che prevedeva la fornitura di energia elettrica e di calore. In seguito a tale cessione, veniva richiesto al Comitato ETS un aggiornamento della autorizzazione ad emettere gas a effetto serra, ritenendo che le emissioni relative all’unità di cogenerazione, che non era più sotto la gestione o autorità della società di produzioni alimentari, dovessero essere scorporate dall’ammontare delle sue emissioni di CO2.
Il Comitato ETS respinse la domanda, e di qui sorse un contenzioso al TAR Lazio, che decise di chiedere alla Corte di Giustizia la corretta interpretazione della normativa europea.
La Corte di Giustizia ha stabilito, con una accurata motivazione, che, a certe condizioni, la cessione dell’unità di cogenerazione comporti il dovere del Comitato ETS di aggiornare l’autorizzazione.
Questo l’esatto principio di diritto affermato dalla Corte.
“L’articolo 3, lettere e) e f), della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio, come modificata dalla direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, in combinato disposto con i punti 2 e 3 dell’allegato I della stessa, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che il proprietario di uno stabilimento produttivo dotato di una centrale termica la cui attività rientra nell’ambito di applicazione di tale allegato I possa ottenere un aggiornamento della sua autorizzazione ad emettere gas a effetto serra, ai sensi dell’articolo 7 di tale direttiva, se ha ceduto un’unità di cogenerazione situata nello stesso sito industriale di tale stabilimento ed esercente un’attività con una capacità inferiore alla soglia stabilita in detto allegato I ad un’impresa specializzata nel settore dell’energia, concludendo con tale impresa un contratto che prevede, in particolare, la fornitura a detto stabilimento dell’energia prodotta da tale unità di cogenerazione, sempre che la centrale termica e l’unità di cogenerazione non costituiscano un solo ed unico impianto, ai sensi dell’articolo 3, lettera e), di detta direttiva, e che, in ogni caso, il proprietario dello stabilimento produttivo non sia più il gestore dell’unità di cogenerazione, ai sensi dell’articolo 3, lettera f), della medesima direttiva.”

La sentenza della Corte può essere scaricata, nel testo integrale, al seguente link: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:62019CJ0617&from=IT

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