05.04.2018

Vanno ricomprese nel concetto di “malattia professionale” quelle malattie che, seppure non direttamente derivanti dalla prestazione lavorativa, siano comunque connesse alle modalità organizzative del lavoro

Con la sentenza 5066 del 05.03.2018, la Corte di Cassazione si è espressa in tema di assicurabilità da parte dell’ Inail del c.d. “rischio specifico improprio”, ossia di quel rischio che, pur non essendo strettamente insito nell’atto materiale della prestazione lavorativa, è comunque strettamente collegato con la stessa. La fattispecie trae origine dal ricorso di un lavoratore avverso il rigetto dell’Inail in ordine alla domanda di riconoscimento della rendita per inabilità permanente, derivante dallo stress lavorativo dovuto all’elevato numero di ore di straordinario prestate. La Corte d’Appello rigettava il ricorso sul presupposto che tale malattia non rientrava tra quelle indennizzabili dall’Inail, non essendo stata contratta nell’esercizio dell’attività lavorativa, ma risultando, piuttosto, connessa a semplici scelte organizzative aziendali. In riforma della pronuncia di appello la Corte di Cassazione ha affermato, invece, che “nell’ambito del sistema del TU, sono indennizzabili tutte le malattie di natura fisica o psichica la cui origine sia riconducibile al rischio lavoro, sia che riguardi la lavorazione, sia che riguardi l’organizzazione del lavoro e le modalità della sua esplicazione”. La Suprema Corte specifica, infatti, che il fondamento della tutela assicurativa va ricercato “ai sensi dell’art, 38 Cost., (…) non tanto nella nozione di rischio assicurato o di traslazione del rischio, ma nella protezione del bisogno a favore del lavoratore, considerato in quanto persona”.

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